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Dominanza e leadership

scritto da Alessio Cazzaniga

PAGINA 1

Elementi per un approfondimento dei concetti di dominanza e leadership

Introduzione critica in tre punti

Capita spesso di sentire usare, a proposito di svariati comportamenti dei cani, il termine “dominanza”, che viene impiegato per spiegare, interpretare e accingersi a risolvere gran parte dei problemi che un proprietario può trovarsi ad affrontare nel suo rapporto con il fedele amico a quattro zampe.

Il cane che tira al guinzaglio è dominante e non ci rispetta, il cane che si posiziona più in alto di noi pure, per non parlare di quello che passa prima del proprietario da una porta o da un passaggio stretto.

Secondo questa teoria, ancora oggi pienamente appoggiata da gran parte dei professionisti che si occupano di educazione cinofila, il cane che arriva in famiglia vede nei membri umani della famiglia stessa il suo branco, pertanto non farà altro che cercare la posizione gerarchica che più gli è consona all’interno del “branco”, iniziando una sorta di scalata al potere che noi, proprietari coscienziosi e preparati, dobbiamo arrestare.

La base teorica di questa posizione è molto semplice, e affonda le sue radici nei molteplici studi sul comportamento sociale dei lupi. Tali indagini ci presentano il branco di lupi come caratterizzato da una strutturazione gerarchica fortissima, che prevede la presenza di un soggetto alfa o dominante, che, dopo aver raggiunto questa posizione di privilegio attraverso dispute e combattimenti (per lo più incruenti), eserciterebbe una sorta di tirannia sul branco dei suoi simili, sempre pronto, soprattutto in occasione del periodo riservato all’accoppiamento, a respingere le pretese di altri membri di usurpare il suo potere incontrastato.

Ebbene, nell’analisi della vita del cane in famiglia ci si è affidati molto spesso a questa base teorica, dando per scontato un retroterra non privo di contraddizioni, e le cui imperfezioni si possono riassumere fondamentalmente in tre punti.

 1) Sembrerà una banalità, ma attenzione: il cane è un cane, non un lupo! Gli studi più recenti, supportati da prove di natura genetica e paleontologica, sembrano riconoscere nel lupo grigio (Canis lupus) il progenitore del cane domestico (Canis lupus familiaris). Tuttavia non possiamo tralasciare i millenni trascorsi dal momento in cui, probabilmente, alcuni soggetti poco abili nella caccia e poco timorosi nei confronti dell’uomo seguirono qualche gruppo di cacciatori nomadi, dando inizio a un processo di “addomesticamento naturale”.  Il primo ritrovamento archeologico che testimonia l’esistenza di un legame nuovo, affettivo, tra un uomo e un cane viene datato a circa 12000 anni fa, e consiste in una tomba con i resti di un uomo sepolto con un cucciolo di cane.

Bene, nel corso di queste (non poche) migliaia di anni, il lupo non è cambiato molto, ma lo stesso non si può certo dire del cane! I mutamenti fisici sono notevoli (riduzione del volume cranico e accorciamento dei denti, solo per citare i più evidenti) e non possiamo certo pensare che a essi non si siano accompagnati altrettanto profondi mutamenti a livello mentale. Infine, e questo è il punto che ci riguarda più da vicino, questi cambiamenti, secondo logica, dovranno riguardare anche il comportamento sociale dei nostri amici a quattro zampe. Il salto che divide il lupo dal cane, dovuto principalmente alla selezione operata dall’uomo, sarebbe quindi più grande di quanto siamo solitamente portati a pensare, tanto da portare i biologi Raymond e Lorna Coppinger ad affermare che “i cani in tutto il mondo non mostrano (o lo fanno raramente) un comportamento da branco”.

Non va dimenticato che la selezione operata dall’uomo, alla quale si è fatto riferimento, ha agito in modo non trascurabile sull’inibizione dei segnali di dominanza. Quindi, quando parliamo di dominanza del cane in famiglia basando le nostre affermazione sugli studi sul comportamento sociale dei lupi in branco, prestiamo il fianco a questa prima obiezione.

 2) Proviamo a osservare da vicino gli studi sul comportamento sociale dei lupi, che costituiscono lo zoccolo teorico della teoria sulla dominanza che abbiamo citato all’inizio dell’articolo. Bene, tutti questi studi hanno un denominatore comune: sono stati svolti su branchi in cattività. Ancora una volta, sembrerà un banalità, ma attenzione: è impensabile che all’interno di un branco in cattività si presentino i medesimi moduli comportamentali di un branco allo stato brado. All’interno di un branco in cattività, infatti, sono costretti a coesistere, per ovvi motivi, esemplari di differenti origine, età e sesso, spesso non aventi nulla in comune. Esemplari che, con ogni probabilità, in stato di libertà mai avrebbero fatto parte dello stesso branco. Altrettanto chiaramente, quindi, gli individui che si trovano catapultati in una realtà nuova dal punto di vista ambientale e sociale, cercheranno di conquistare i gradini più alti  della scala gerarchica.

Tali branchi, infatti, sono caratterizzati dalla totale mancanza di una seppur minima forma di ordine sociale precostituito e dettato dalle relazioni parentali, proprio a causa del fatto che tali relazioni non esistono.

A dimostrazione della fondatezza di questa critica e dell’importanza delle relazioni parentali nella strutturazione sociale del branco di lupi, basterà citare l’esperienza di David Mech, uno dei pochi scienziati che è riuscito a studiare da vicino la vita di un branco di lupi allo stato brado. I risultati delle sue osservazioni, che verranno presentati più avanti, confermano quanto la cattività influenzi il comportamento sociale di un branco di lupi, rendendo poco attendibili gli studi effettuati su branchi non allo stato selvaggio.

 3) Forse un’altra ovvietà, ma alla quale pochi sembrano concedere la giusta considerazione. Abbiamo detto che il cane non è un lupo; che i lupi liberi vivono in modo diverso da quelli in cattività; e, per finire, gli esseri umani non sono cani (e viceversa!)! Sembra eccessiva la leggerezza con cui si tende ad affermare che il cane, una volta adottato da una famiglia umana, la considera come il suo branco, e all’interno di esso va a cercare la posizione gerarchica che più gli si addice. Forse non si presta la giusta attenzione al fatto che un branco, allo stato brado, è costituito da individui della stessa specie. Detto questo, i cani sono chiaramente animali sociali, in grado, previa una corretta socializzazione, di convivere senza problemi con individui di specie diverse (primi fra tutti, proprio gli esseri umani). Non dobbiamo dimenticare, tuttavia, che il cane identifica i propri simili e i partners sessuali e sociali nel periodo dell’imprinting, che va dalla quarta settimana al quarto mese di vita. Ammettendo che l’adozione da parte della famiglia umana avvenga, come di norma, attorno al 58-60° giorno di vita, ciò significa che il cucciolo ha iniziato la fase critica della maturazione dal punto di vista delle dinamiche sociali attraverso l’interazione con la madre e i fratelli. Il risultato sarà che, quando il cucciolo giungerà nella sua nuova famiglia, si riconoscerà già come cane e sarà in grado di distinguere i propri simili dai rappresentanti di altre specie.

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L’esperienza e gli studi di David Mech

Precedentemente è stato fatto un riferimento agli studi sulla vita sociale dei lupi effettuati da David Mech, biologo americano ritenuto una delle più grandi autorità nel campo dello studio del lupo.

Mech ha avuto la possibilità di studiare da vicino la vita di un branco di lupi artici nell’isola di Ellesmere, la più settentrionale tra le isole artiche canadesi. Approfittando del fatto che questi lupi non mostravano particolare timore nei confronti dell’uomo, Mech ha avuto modo di osservare la vita di un branco allo stato brado molto da vicino, e dalle sue osservazioni, condotte in diverse estati trascorse a contatto con il branco, emerge un ritratto della vita sociale del branco in netto contrasto con quello solitamente dipinto dagli studi sui branchi in cattività. Le osservazioni si sono susseguite per ben tredici estati, nelle quali il branco tornava a frequentare la stessa area, rioccupando addirittura quasi sempre la medesima tana. Mech è riuscito ad abituare i lupi alla presenze sua e di un assistente, tanto da poter osservare e registrare lo svolgimento delle attività quotidiane del branco a poca distanza.

Il branco

Vediamo quindi come è composto un branco di lupi allo stato brado, secondo le indicazioni di Mech.

In natura il branco di lupi è normalmente una famiglia, che comprende una coppia capostipite e la sua progenie per i primi tre anni di vita; qualche volta (molto raramente, più avanti sarà chiarito il perché) può includere due o tre di queste famiglie.

L’allontanamento dei cuccioli dal branco non avviene prima del nono mese; la maggior parte si allontana tra il primo e il secondo anno di vita, e pochi rimangono dopo il terzo anno. Così i membri giovani rappresentano una porzione temporanea di molti branchi e gli unici membri che restano a lungo termine sono i due capostipiti del branco.

Alla luce di questa semplice constatazione, cosa significa parlare di status alfa all’interno di un branco?

La gerarchia del branco

“Alfa” indica il grado più elevato in una gerarchia, pertanto un lupo alfa è per definizione il più alto in grado. E’ importante comprendere, a questo punto, come e perché un lupo diventi il soggetto alfa all’interno del branco. E’ opinione diffusa che lo status di alfa sia fondamentalmente innato, o quanto meno che si costituisca molto presto nel cucciolo; sarebbe così possibile individuare tra diversi cuccioli, osservando il loro comportamento, quali saranno destinati a guidare il branco e quali no. La dominanza sarebbe, in questa visione, legata principalmente alle attitudini psicologiche di un individuo.

Mech propone, in accordo con la sua visione del branco-famiglia, un’ipotesi diversa. La dominanza sarebbe semplicemente un riconoscimento che comporta il diritto di riprodursi. Nulla di più. Nel momento in cui un individuo si riproduce, esso assume il ruolo di guida del branco, che sarà composto proprio dalla progenie sua e del suo partner. A questo proposito, Mech afferma che “tutti i giovani lupi sono potenzialmente dei riproduttori e che quando essi si riproducono diventano automaticamente dei lupi alfa”. Questa è, sostanzialmente, la teoria del branco-famiglia proposta dal biologo americano.

Nella vita di un lupo, pertanto, l’aspetto legato alla lotta interna al branco per ottenere la leadership, definita da Mech come “il comportamento di un lupo che controlla, governa e dirige in modo evidente le attività di altri soggetti”, riveste un’importanza assolutamente secondaria.

La ragione della perdita di importanza di questo aspetto da molti considerato invece primario, sta proprio nella teoria del branco-famiglia. Il lupo non deve lottare per ottenere la leadership in quanto tale posizione gli viene riconosciuta in modo naturale dai membri del branco nel momento in cui si riproduce, perché i membri del branco stesso altro non saranno che la sua progenie. Progenie che tenderà “naturalmente” a seguire la coppia riproduttrice proprio in quanto “genitori”.

Pertanto, scrive ancora Mech: “Lo status sociale non denota la psicologia di un individuo, ma è sempre relativo alle interazioni tra i lupi”, e si basa principalmente sui rapporti di parentela esistenti all’interno del branco. Ecco perché ha poco senso studiare branchi in cattività: mancano, all’interno del branco creato artificiosamente, i rapporti di parentela, che sono invece, come abbiamo visto, la base delle interazioni sociali di un branco allo stato naturale.

Nei branchi spontanei, quindi, il maschio e la femmina alfa sono semplicemente i capostipiti, i genitori del branco; gli altri membri sono figli della coppia capostipite e, in virtù di questo, accettano la dominanza dei genitori, dominanza intesa come diritto di riprodursi. I figli, come abbiamo visto, restano nel branco al massimo fino ai tre anni di vita, quindi ben oltre il raggiungimento della maturità sessuale, senza che però si verifichino scontri nella stagione degli accoppiamenti, poiché tutti i membri riconoscono il diritto di riprodursi solo alla coppia capostipite.

Giunto all’età del distacco, il lupo il più delle volte si allontana dal branco e cerca di formare un branco lui stesso, e questo avverrà nel momento in cui incontrerà un individuo del sesso opposto a sua volta uscito dal proprio branco natale con lo stesso scopo. Con l’incontro e l’accoppiamento tra questi due soggetti nascerà un nuovo branco, del quale, chiaramente, la coppia sarà capostipite e, di conseguenza, “dominante”. All’interno, di quel branco, pertanto, sarà sempre e solo quella coppia a riprodursi, indipendentemente dalle caratteristiche psicologiche e caratteriali dei membri del gruppo, e la progenie si potrà accoppiare solo fuoriuscendo a sua volta dal proprio branco. Mai, invece, verrà messa in discussione la posizione di riproduttori dei due membri capostipiti. Nel branco studiato da Mech, per esempio, una femmina da lui chiamata Mom era la madre dei cuccioli e, pertanto, la femmina dominante, sebbene per il suo carattere avrebbe dovuto occupare una gerarchia intermedia nel branco. Al contrario un’altra femmina chiamata Mid-Black, figlia di Mom, denotava una sicurezza, un carattere e un’abilità nella caccia alla lepre davvero notevoli, molto più vicini allo stereotipo del soggetto alfa, eppure il diritto di riprodursi di Mom non venne mai messo in discussione.

Branchi con più coppie di riproduttori

Fin qui abbiamo presentato la struttura-tipo di un branco di lupi in libertà. Esistono tuttavia casi, poco numerosi, in verità, di branchi che prevedono la presenza di più coppie capostipiti, ossia di più coppie che si riproducono. Spesso, nei branchi aventi questa struttura, le femmine sono imparentate tra loro, probabilmente sono una madre e una o due figlie, e i partners delle figlie sono maschi adottati dal branco.

Dal punto di vista dei rapporti gerarchico-sociali, nei branchi con cucciolate multiple sembra che i progenitori originari del branco, essendo i più anziani, dominino e guidino il branco. Quando i genitori più giovani maturano, possono assumere più iniziative e guidare la loro progenie in modo indipendente. Questa è forse la migliore spiegazione della divisione temporanea e permanente di un branco. Mech ammette tuttavia che gli studi e le osservazioni su branchi con questa struttura sono piuttosto scarsi.

La rarità con la quale si presentano branchi con una struttura simile si spiega con la tensione che si potrebbe generare all’interno di un branco plurifamiliare nella stagione dell’accoppiamento. Qualche maschio giovane, infatti, potrebbe insidiare la femmina capostipite di un’altra coppia dominante, generando chiaramente uno stress all’interno del branco. Per evitare il presentarsi di tali situazioni, i branchi sono generalmente unità monofamiliari, o, se contengono più coppie che si riproducono, esse sono imparentate tra loro per facilitare il riconoscimento da parte di tutti i membri giovani dello status di tutte le coppie riproduttrici.

Conclude e chiarisce Mech: “E’ possibile che durante la stagione dell’accoppiamento si creino tensioni sociali, ma il fatto che la maggior parte dei branchi spontanei comprenda solo una coppia di riproduttori elimina queste tensioni. I lupi selvatici non si riproducono prima dei 22 mesi e alcuni individui non sono socialmente maturi fino ai 4 anni. Dato che la maggior parte dei lupi si allontana prima dei due anni, e quasi tutti prima dei tre, non ci dovrebbe essere competizione sessuale nella maggior parte dei branchi”.

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E le posture di dominanza?

Se, come abbiamo visto, lo status di dominanza o status alfa è riconosciuto naturalmente alla coppia che si riproduce proprio in quanto coppia progenitrice, che ruolo assumono le ritualità che si osservano, peraltro anche tra cani, tese a dimostrare la dominanza di un soggetto su altri? Che bisogno c’è di farlo, visto che tale status viene comunque riconosciuto dagli altri membri semplicemente i quanto progenie della coppia alfa? Mech risponde che “un lupo alfa enfatizza il suo grado gerarchico attraverso atteggiamenti e posture di dominanza”. Pertanto, in accordo con quanto detto finora, le posture di dominanza non servono a raggiungere uno status, ma semplicemente a confermare uno status già assegnato al soggetto dalle relazioni parentali che intercorrono tra lui e gli altri membri del branco.

Ma quali sono le posture di dominanza più osservate da Mech nei suoi studi, e quando si manifestano?

Tutti i membri del branco osservato da Mech, compresa la femmina capostipite, assumevano posture di sottomissione nei confronti del maschio dominante. Esistono due tipi di sottomissione: attiva e passiva. La prima consiste nei comportamenti di richiesta di cibo: il lupo sottomesso si avvicina al dominante scodinzolando, abbassando le orecchie e leccandolo. Questo secondo lupo può o meno rigurgitare del cibo per il primo lupo, a seconda delle circostanze. Nella sottomissione passiva, il lupo sottomesso si sdraia sul fianco o sulla schiena e il lupo dominante gli annusa i genitali o l’inguine. Mech ha osservato tutti i membri del branco assumere posture di sottomissione sia attive che passive nei confronti del maschio alfa. I lupi di uno o due anni, invece, si sottomettevano a entrambi i capostipiti. “Queste regole di sottomissione – scrive Mech – servono a promuovere relazioni amichevoli fra i membri del branco”, e consistono nell’enfatizzazione  di uno stato di fatto. Chiarisce Mech: “Definire un lupo come alfa non è più corretto che definire un padre di famiglia come un alfa. Tutti i genitori sono dominanti sui loro figli, quindi dire ‘alfa’ non aggiunge nessuna informazione”.

Le regole di dominanza osservate, quindi, sono figlie di un ordine naturale di anzianità e parentela, sono “istintive e automatiche. Ne consegue che i rapporti tra i membri di un branco naturale sono molto più calmi e pacifici di quelli osservati fra i lupi di branchi in cattività”.

Caccia, approvvigionamento del cibo e pasto

Uno dei momenti che si ritiene siano più importanti ai fini dell’osservazione della struttura socio-gerarchica di un branco è sicuramente il momento del pasto. Non per nulla molti esperti cinofili affermano che il momento in cui elargiamo il cibo al nostro cane è una delle situazioni-chiave per costruire un rapporto corretto con l’amico a quattro zampe. Anche in questo caso, però, vediamo come si parta da un’ipotesi errata sul comportamento lupino per impostare il rapporto uomo-cane. Jan Fennell, nel suo celebre Ascolta il tuo cane, illustra la tecnica del “pasto gestuale”. Spiega l’autrice: “Prima di dare il cibo al cane, preparate uno spuntino per ciascun membro della vostra famiglia e sistematelo su un piattino che appoggerete su una superficie non accessibile all’animale. Sistemate poi la ciotola del cane vicino al piattino e non appena l’animale si distrae, disponete il cibo nella sua ciotola. A questo punto, senza parlare né guardare il cane, ciascun membro della famiglia dovrebbe consumare il suo spuntino. Solo quando tutti avranno finito, potrete sistemare la ciotola a terra, cercando sempre di non prestare attenzione al cane. A questo punto vi allontanerete e lo lascerete mangiare in pace”. Fennel spiega subito dopo le ragioni teoriche e scientifiche alla base della teoria del pasto gestuale: “Il messaggio sarà chiaro ed efficace: come nel branco di lupi, l’ordine gerarchico è netto  e viene esibito in occasione di ogni pasto. Il leader e i suoi più diretti subordinati si cibano per primi e soltanto quando sono sazi consentono ai membri di rango inferiore di consumare il loro pasto”.

La modalità di somministrazione del pasto è chiara, così come la spiegazione del perché ci dovremmo comportare così.

Ma le cose stanno veramente in questo modo nel nostro branco di lupi allo stato libero? Mech ha avuto la possibilità di seguire da vicino l’esaltante esperienza di un attacco dei lupi a un branco di buoi muschiati. Per quanto riguarda l’attacco alla preda, la coppia dominante sembra iniziare e incalzare l’attacco. Probabilmente questo è dovuto alla maggiore esperienza della coppia rispetto agli altri membri del branco. Mech sottolinea infatti che qualunque elemento del branco con una certa esperienza si trovi di fronte alla possibilità di iniziare un attacco, lo faccia senza indugio.

Nel libro Il lupo artico, che contiene il resoconto delle prime estati trascorse da Mech a contatto con il branco, l’autore descrive dettagliatamente la modalità con cui avviene il pasto del branco dopo l’uccisione del bue muschiato. Subito dopo la morte della preda “il branco cominciò gradualmente a strappare ciuffi di pelo dalla sua pelliccia iniziando ad addentare la zona addominale e a tirare fuori porzioni di intestino. L’intero branco si radunò intorno al bue muschiato e ciascun animale si precipitò a godere avidamente dell’abbondante cibo disponibile… Ogni membro del gruppo si mise a lavorare in un punto diverso della carcassa. Aprirono in poco tempo l’addome, cominciarono a tirare fuori i visceri e spinsero i loro musi in profondità strappando via bocconi prelibati”. Continua Mech: “Dopo circa un’ora durante la quale i lupi si erano sfamati, dissetati e sciacquati al laghetto, alcuni di loro, soprattutto la coppi alfa, ripresero a mangiare. Osservai gli animali strappare dalla carcassa dei grossi pezzi come i polmoni e allontanarsi furtivamente per nasconderli sottoterra. In genere si allontanavano per alcune decine di metri e scavavano una buca non troppo profonda dove gli altri lupi non potevano vederli. Lasciavano poi cadere il pezzo di cibo e lo ricoprivano con la terra rimossa… In questo modo, quando si fossero trovati a cacciare nella stessa zona e senza riuscire a uccidere una preda, avrebbero sempre potuto utilizzare le provviste nascoste in precedenza. E, naturalmente, quando ci sono da sfamare anche i cuccioli, sono le provviste sotterranee che assicurano loro un regolare rifornimento di cibo”.

Mech divide il pasto dei lupi in due fasi. Nella prima ogni membro del branco, che del resto ha cooperato nella sua interezza nella caccia, ottiene la sua parte, senza che nessuno debba lottare per poter mangiare. Nella seconda fase, invece, i due soggetti alfa tendono a impadronirsi della rimanente carcassa; ingurgitano allora più cibo possibile, poi lo nascondono nelle buche vicino alla scena di caccia, oppure lo portano alla tana dove possono esserci dei giovani da sfamare. In presenza di cuccioli, la femmina alfa non si allontana dalla tana e dipende totalmente dal maschio ai fini dell’approvvigionamento di cibo. Il maschio alfa si premura, subito dopo il pasto, di tornare alla tana e portare il cibo alla compagna e ai cuccioli. La femmina alfa afferra allora il cibo dalla bocca del maschio, sempre “con il suo esplicito consenso”, sottolinea Mech.

Nella seconda fase del pasto, quella in cui i soggetti alfa (possono essere entrambi o solo il maschio) ingoiano cibo riservato ai cuccioli, i soggetti dominanti impediscono agli altri membri di avvicinarsi alla preda. Se questa è sufficientemente grande, allora può esserci un secondo pasto per tutti, altrimenti tutti i membri vengono respinti.

In realtà gli altri membri del branco sembrano già consci del loro ruolo e di come dovranno andare le cose. Tuttavia Mech ha osservato nel caso dell’uccisione di un piccolo di bue muschiato un’interessante “cerimonia di sottomissione” dei membri del branco nei confronti del maschio dominante, mentre era intento alla seconda fase del pasto (trattandosi di un piccolo di bue, non c’era certo la possibilità di un secondo pasto per gli altri membri). Mech descrive così l’emozionante scena, nella quale il biologo riconobbe “forti elementi di prostrazione, implorazione e pacificazione”: “Quando i subordinati si avvicinarono a meno di due metri da Alpha Male (il maschio alfa, nda) che stava eretto vicino alla carcassa, sembrava che ciascuno fosse attirato dal capo branco come un ferro dal magnete: abbassandosi il più possibile, puntava il naso verso Alpha Male e, con le orecchie appiattite e le labbra tirate indietro, procedeva avanti timorosamente, come se avesse perduto il controllo dei suoi movimenti e venisse spinto a forza. Più si avvicinava più lo stato di subordinazione diveniva vistoso. Alpha Male interruppe il suo pasto e per un attimo prestò loro attenzione, dando l’impressione che lo facesse più per dovere che per interesse… Il primo subordinato, un maschio adulto, si trovava ormai a pochi centimetri da Alpha Male ed era mezzo accovacciato, tutto titubante e con la testa puntata verso l’alto. Fu allora che sollevò la zampa anteriore e tentò di accarezzare Alpha Male intorno alla testa. Alpha Male… si dimostrò scarsamente impressionato e fece semplicemente schioccare i denti, facendo vacillare il suo sottomesso… I sottomessi si stavano comportando come dei piccoli cuccioli, nonostante avessero almeno tre anni… e avessero contribuito tutti all’uccisione del bue muschiato… I subordinati si sottomisero più volte ad Alpha Male, lasciandosi immobilizzare a terra e bastava anche un solo accenno da parte del leader che l’effetto era lo stesso. Sembrava che per loro fosse una  necessità tutto questo cerimoniale… Interessante fu il fatto che la femmina alfa non si degnò di partecipare al rituale di sottomissione e riuscì a mangiare al fianco di Alpha Male senza tanti convenevoli”.

Appare sufficientemente chiaro, a questo punto, quanto la teoria del branco-famiglia incida sull’influenza della gerarchia al momento del pasto. In quanto famiglia, i capostipiti-leader pretendono dal resto dei membri che al primo posto venga messo l’interesse dei cuccioli, pertanto al momento del pasto prima di tutto si deve pensare a loro (in caso dell’uccisione di una piccola preda, come una lepre artica, i membri subordinati – e in casi estremi i dominanti stessi – possono anche essere lasciati a stomaco vuoto in favore dei cuccioli).

Mech ricorda anche, del resto, che i lupi si esibiscono in cerimonie di sottomissione simili a quella descritta non solo al momento del pasto, ma anche in altre situazioni, in modo particolare al risveglio e nei momenti che precedono la caccia. Le posture di dominanza e di sottomissione sono quindi semplici rituali di conferma e accettazione reciproca dello status sociale dei membri del branco, dettato dai rapporti di parentela e dall’anzianità. Tali posture non si fanno portatrici, quindi, della minima volontà di modificare tali rapporti di potere.

Da quanto detto emerge quindi in modo chiaro quanto la dominanza intervenga davvero poco nel comportamento alimentare; è una semplice questione di gestione delle risorse ai fini della sopravvivenza dei cuccioli, ossia della specie.

Naturalmente, tornando al rapporto uomo-cane, è sacrosanto che il cane segua delle regole alimentari, che non abbia la ciotola piena a disposizione tutto il giorno, che sia chiaro che siamo noi umani a provvedere alle risorse e a elargirle al momento adeguato. Credo che questo sia fuori discussione. Tuttavia è bene non insistere eccessivamente in tali comportamenti, che, come sottolinea Barry Eaton, potrebbero “anche essere causa di stress nel cucciolo che ovviamente non ha alcuna idea del perché non gli è concesso di mangiare la propria cena”.

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Conclusioni

Sono diverse, come abbiamo visto, le ragioni che dovrebbero indurre cautela quando ci si accinge a utilizzare il concetto di “dominanza” di fronte al comportamento di un cane e al rapporto instauratosi tra lui e il suo amico umano. Il cane non è un lupo, abbiamo detto, e, inoltre, molte delle teorie lupine date da molti per scontate hanno scarsa aderenza con la realtà del branco che vive in libertà. Gli studi di Mech sui branchi allo stato brado parlano fin troppo chiaro: non c’è un soggetto alfa che domina sugli altri, il branco è una famiglia che coopera con l’accordo di tutti i membri. Le lotte per la dominanza sono rare, se non inesistenti.

E’ bene eliminare, quindi, l’immagine del cane che entra nella nostra casa con l’idea di prendere possesso di tutto ciò che vi trova, e tanto meno nel tentativo di elevare il suo status in un branco del quale, ricordiamo, probabilmente non si sente parte. Altrettanto poco sensata, di conseguenza, è la nostra pretesa di diventare capo-branco attuando comportamenti che il più delle volte non sarebbero compresi dai nostri fedeli amici, o che, nella peggiore delle ipotesi, rovinerebbero il nostro rapporto con loro facendone soggetti repressi e timorosi nei nostri confronti, incapaci di esprimersi liberamente verso di noi.

Insegnare delle regole di convivenza domestica, un’obbedienza di base e qualsiasi tipo di training basato sul rinforzo positivo saranno attività fondamentali per stabilire un buon rapporto con il proprio cane (che è e rimane un animale sociale, bisognoso di una struttura sociale nella quale inserirsi). Non, però, perché ci aiuteranno a stabilire una dominanza nei suoi confronti, quanto perché, più semplicemente e serenamente, permetteranno a entrambi di rinsaldare il rapporto di amicizia e di vivere meglio in casa e in società.

Bibliografia

- D. Mech, Il lupo artico, Editoriale Giorgio Mondatori, Milano 1989

- D. Mech, Alpha status, dominance, leadership, and division of labor in wolf packs, “Canadian   Journal of Zoology”, 1999.

- D. Mech, Leadership in wolf, Canis lupus, packs, Canadian Field-Naturalist, 2000.

- R. e L. Coppinger, Dogs. A new Understanding of canine origin, Behavioue and evolution, 2001.

- J. Fennel, Ascolta il tuo cane, Salani, Milano 2002.

- B. Eaton, Dominanza: realtà o mito?, Haqihana, 2003.

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