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L'olfattoscritto da Luana Casaletti PAGINA 1 Sue e Margot due cani differenti ma con un naso in comune INTRODUZIONE Tutta la mia passione per i cani e per il loro mondo nasce grazie all’arrivo di Sue (Suellen) splendida femmina di pointer bianco e arancione. Ero molto piccola al suo arrivo avevo poco più di 6 anni, ma il mio amore era gia' enorme. Mi divertiva un mondo guardarla correre in mezzo ai prati con il suo nasino all'insù annusare l'aria in grandi quantità e poi..........improvvisamente ferma, immobile, quasi di marmo con quella zampetta a mezz'aria e la coda drittissima! Era uno spettacolo della natura, perfetta, ma io ero troppo piccola per coglierne il vero significato ne ero affascinata si, ma non riuscivo a comprendere, mi ha sempre incuriosito sapere il perché “annusasse l’aria”. Con il tempo poi ho scoperto che nel mondo venatorio è considerato in assoluto uno dei cani più eleganti nella caccia, sia per la sua celeberrima ferma marmorea sia per la grande rapidità di movimento che per il suo galoppo impetuoso a testa alta per scovare il selvatico in ambienti molto vasti grazie soprattutto ad un fiuto d’eccezione. Tutte queste sue caratteristiche hanno portato a soprannominarlo l’indiscusso RE DEL VENTO. Poi è arrivata Margot, una speciale labradorina gialla che mi ha avvicinato al mondo della cinofilia, della cinologia e ad una realtà che nemmeno potevo immaginarmi. Chi lo sapeva quale potenziale hanno i nostri amici a quattro zampe nel loro piccolo tartufo! Immense………nemmeno con tutta la fantasia del mondo sarei mai riuscita a crederci. Annusare non è un optional per un cane, ma è una vera e propria necessità. Sull’olfatto si è basata la sua sopravvivenza, è il "senso guida" per il nostro cane, per questo è definito un mammifero "macrosmatico".
L’OLFATTO Quali sono i segreti del naso del cane? Un cane senza olfatto sarebbe come un uomo cieco, è il senso principale per quest’animale che lo sfrutta in ogni occasione. La sua grande finezza è permessa dalla struttura propria dell'organo olfattivo, che presenta una quantità di recettori impressionante, le cellule olfattive, infatti, possono andare da 125 milioni fino a 225 milioni (il paragone con l'uomo ci vede notevolmente sfavoriti: ne abbiamo circa 5 milioni). L'olfatto del cane è collegato anche con la memoria, come per noi la vista, infatti, un cane ricorda un oggetto o una persona più per l'odore che emana che per la sua forma o figura, ma andiamo ad analizzarlo più da vicino. Il senso dell’olfatto si sviluppa intorno alla 3° settimana di vita, il cane possiede due canne nasali separate e autonome dette TURBINATI O ETMOTURBINANTI. Ha narici mobili anche separatamente, in grado di captare e distinguere le particelle odorose. L’etmoide (o volte etmoidali), posto alla fine degli etmoturbinanti, trasforma tutte le informazioni raccolte da chimiche in stimoli elettrici, che saranno poi trasmessi al cervello tramite i nervi olfattori. Questa trasformazione avviene in tre fasi, inalazione e riscaldamento dell’aria, esaltazione degli odori, discernimento delle particelle odorose. I cani sono in grado di discernere 12 odori contemporaneamente (l’uomo ha una scarsa capacità di discernere gli odori) Possono inoltre identificare una sostanza pari a 1/100 fino a 1/10.000.000 della concentrazione. La membrana olfattiva di un cane è lunga 7 Mt. Mentre quella dell’uomo solo 50 cm. E ancora la nostra superficie epiteliale al massimo raggiunge i 4 cm cubici, quella del cane dai 18 ai 150 cm cubici secondo la razza. Per percepire i feromoni sessuali rilasciati nell’ambiente dai proprio simili, il cane utilizza l’ORGANO VOMERO NASALE O ORGANO DI JACOBSON che si trova sopra il palato ed è formato da due canaletti all’interno delle cavità dei seni nasali. Il cane per inalare i feromoni adotta un comportamento caratteristico detto flemmen: spinge all’indietro le labbra e aspira l’aria con la bocca semiaperta. Più i seni nasali sono ampi e più grande potrà essere la quantità d’aria analizzata (i dolicocefali hanno seni piccoli - brachicefali hanno, invece, ampi seni) infatti, una diversa costruzione morfologica del cranio, induce nei cani atteggiamenti di ricerca differenti, a TELEOLFATTO e MEGAOLFATTO. PAGINA 2TELEOLFATTO E’ l’atteggiamento di ricerca che porta il cane ad analizzare grande quantità d’aria con respiri lunghi, radi e profondi, annusando le particelle d’odore più leggere. Le particelle, disperdendosi nell’aria, formano un “cono “ d’odore che si allarga via via che ci si allontana dalla fonte emittente. (ricerca nell’aria a scovo) Il cane più adatto a questo tipo di ricerca ha seni frontali larghi e spaziosi ed una canna nasale concava. I cani tipo Pointer, (ecco la mia Sue) sono naturalmente portati ad annusare nel vento con il naso per aria. Il vento deve arrivare frontalmente al cane. SCOVO per questo tipo di ricerca i cani useranno il teleolfatto seguendo le particelle odorose volatili nel vento. L’aspetto fondamentale per uno scovo è che il vento “porti” l’odore al naso, i cani che ricercano nell’aria, fanno movimenti laterali detti LASSE’ (lacci), all’inizio molto ampi e poi sempre meno fino a risalire alla fonte dell’odore, l’atteggiamento del cane sarà dinamico e caratterizzato da continui e repentini cambi di direzione. Con questo tipo di ricerca non occorre che la “fonte” sia passata dove si trova il cane, ma senza dubbio, la presenza d’altri animali, il cui “cono” interferisce con quello analizzato al momento, sarà un elemento di disturbo. La conclusione positiva è rappresentata dalla segnalazione detta anche marcaggio che da al conduttore l’esatta dislocazione del disperso.
MEGAOLFATTO E’ l’atteggiamento di ricerca che porta il cane ad annusare particelle d’odore (quelle più pesanti) sul terreno che segnano una pista stretta e delineata (ricerca su pista). Il cane ha respirazioni piccole, brevi e continue inspirazioni dal terreno, il più adatto a questo tipo di ricerca è il cane che possiede una canna nasale convessa tipo il Cane di San Uberto, questi cani sono naturalmente portati ad utilizzare il megaolfatto ed a “tenere il naso a terra”. Quando si utilizza quest’atteggiamento di ricerca, è bene che il vento arrivi alle spalle del cane. PISTA per eseguire una pista il cane utilizzerà il megaolfatto seguendo le tracce a terra lasciate dalla fermentazione dell’erba calpestata, odore dei calzari, odore degli indumenti, e l’odore personale dell’uomo che deriva dalla respirazione cutanea, la sudorazione e la secrezione di grasso cutaneo (particelle odorose pesanti). Tutti questi odori formeranno una scia a terra dagli 80cm ai 140cm a destra ed a sinistra del tracciante. L’intensità dell’odore dipenderà dal peso del tracciatore, dal tempo trascorso, dalle condizioni del terreno, dalle condizioni ambientali. All’interno della pista possiamo suddividere l’attività olfattiva in: TRACKING inteso come il seguire l’orma formata dall’azione meccanica del piede sul terreno, seguendo l’odore provocato dalla frammentazione del suolo e non l’odore individuale di una persona, quest’esercizio in particolare è richiesto ai cani da utilità e difesa nelle prove di fiuto su pista. TRAILING seguire l’odore individuale di una particolare persona, in questo caso il cane non seguirà un unico criterio di ricerca, ma sarà libero di sfruttare più informazioni, le orme, la scia d’odore individuale, sostanze volatili e potrà abbandonare la traccia per seguire il vento. Questo metodo viene utilizzato per la ricerca di persone scomparse che prevede la capacità di discriminare l’odore individuale della persona ricercata. Le condizioni climatiche favorevoli per realizzare una ricerca su pista sono: cielo semicoperto, temperatura variabile dai 15 ai 22 gradi e presenza d’umidità per permettere la fermentazione e l’evaporazione dell’erba calpestata. Al contrario le condizioni che rendono la ricerca complessa sono: pioggia, forte vento e temperatura oltre i 30 gradi. ONE TRACK MIND. Se un cane è fortemente concentrato su un tipo di lavoro che richiede l’utilizzo di un senso, gli altri si desensibilizzano un po’. E’ quindi importantissimo mentre si sta iniziando un lavoro in pista o di ricerca, non interferire con il lavoro del nostro cane richiamando la sua attenzione (parlando o toccandolo).
CI SONO RAZZE CHE HANNO UN OLFATTO PIÙ PRONUNCIATO DI ALTRE? La razza con il miglior olfatto è sicuramente è il Bloodhound, un termine di paragone che può dare un’idea delle potenzialità di questo cane è l’invecchiamento di un odore su pista. Un pastore tedesco ha un invecchiamento di 4 ore, in altre parole viene portato sulla pista da seguire 4 ore dopo il passaggio dell’odore da ritrovare, mentre il Bloodhound ha un invecchiamento di 24 ore; con il passare delle ore, infatti, aumenta la difficoltà per il cane di seguire la traccia. PAGINA 3LA COLLABORAZIONE CON L’UOMO L’uomo ha cercato di sfruttare l’olfatto del cane in quanti più modi possibili, anche perché nessuno strumento inventato dall’uomo sino ad oggi è riuscito ad eguagliarne le capacità, le principali attività che prevedono la collaborazione del cane sono: RICERCA IN SUPERFICIE DI PERSONE SCOMPARSE RICERCA PERSONE TRAVOLTE DA MACERIE RICERCA PERSONE TRAVOLTE DALLA NEVE RICERCA STUPEFACENTI–ESPLOSIVI-MUNIZIONI RICERCA AGENTI INFIAMMANTI NEGLI INCENDI DOLOSI CANI DA RICERCA CRISI EPILETTICHE CANI DA RICERCA TUMORI CANI DA RICERCA TARTUFO CANI DA RRU Ora andremo ad analizzarne qualcuna in particolare:
CANI DA RICERCA TUMORI Tutto è cominciato nel 1989, quando in Inghilterra un dalmata portò all'individuazione di un melanoma sulla gamba della padroncina a forza di ostinarsi a fiutarla. Ciò ha spinto a continuare la sperimentazione fino al punto in cui un gruppo di scienziati britannici è riuscito ad insegnare a meticci e cocker spaniel a fiutare il cancro alla vescica nelle urine dei pazienti. Mise in risalto la capacità di sei cani di razze diverse di distinguere, dopo un apposito addestramento, l'urina di pazienti malati di forme tumorali da quella di volontari con altre patologie o sani. I risultati portarono all'individuazione anche di tumori molto precoci. Un altro studio condotto in California ha aggiunto ulteriori stimoli, in questo caso gli animali sono stati addirittura addestrati a riconoscere i campioni di fiato delle persone malate di cancro. I cani sono stati in grado, alla fine, di individuare l'aria respirata da malati di tumore ai polmoni e da donne con tumori al seno, distinguendola da quella dei volontari sani. In tutti i test sperimentali effettuati fino ad oggi la diagnosi “canina” si è sempre dimostrata pienamente corretta.
CANI DA TARTUFO Il cane è sicuramente l’unico mezzo per la ricerca del tartufo che a volte, si può trovare ad oltre 60 cm di profondità. Oltre ad un olfatto sopraffino la taglia, il carattere, il pelo e il colore del cane sono caratteristiche importanti per la scelta di un cucciolo. Utilizzare, infatti, un cane di grande taglia, a pelo lungo, di colore nero, in zone con vegetazione intricata e in un clima caldo, sicuramente avrà difficoltà a penetrare tra la fitta vegetazione, soffrirà la calura, respirerà con la bocca spalancata e quindi la maggiore parte dell’aria non sarà “filtrata” dal naso, diminuendo le possibilità che possa percepire le particelle odorose del tubero. Allo stesso modo utilizzare un cane veloce per una ricerca lenta e meticolosa quale quella del tartufo, non porterebbe buoni frutti in quanto il cane potrebbe saltare varie tartufaie non controllandole. Altre caratteristiche importanti che un cane da tartufo deve avere sono: scarso o nullo interesse per la selvaggina, velocità nella ricerca costante e moderata, spiccato senso del riporto. L’addestramento di questi cani avviene per imitazione affiancando al cucciolo un cane esperto, egli, infatti, osservando l’adulto ne copierà i comportamenti imparando a sua volta l’arte della ricerca del prezioso tubero. CANI DA RICERCA CRISI EPILETTICHE I cani possono fiutare l'arrivo di un attacco epilettico anche un'ora prima dell'evento proteggendo i loro proprietari da eventuali ferite o incidenti concomitanti alla crisi, nonché aiutarli a vivere meglio la malattia senza l'incubo della prossima crisi. Infatti, prima di un attacco il corpo del paziente subisce delle modifiche fisiologiche, scompensi chimici ed ormonali tra cui semplici cambiamenti della sudorazione che il cane è in grado di fiutare e riconoscere. L'abilita' dei nostri amici a quattro zampe non è indotta da addestramento, ma è semplicemente una questione di tempo. Dipende in pratica dal tempo necessario all'animale per conoscere bene la persona epilettica, il benefico rapporto si instaurerebbe gia ad un mese dall'inizio della loro vicinanza reciproca. Negli Stati Uniti questa particolare sensibilità dei cani viene sfruttata da un’associazione la Paws with cause che addestra i cani ad avvertire e proteggere i padroni in prossimità di un attacco. RICERCA PERSONE IN SUPERFICIE Il cane riveste un ruolo di primaria importanza in questo tipo d’attività, ora andremo ad analizzare cosa comporta essere una valida ed operativa unità cinofila. Innanzi tutto dobbiamo costatare che, in questo tipo di attività vengono utilizzati entrambi i metodi di atteggiamento di ricerca descritti, a seconda del tipo di intervento che si intende affrontare. Possiamo adottare la ricerca su pista (megaolfatto) quando si ha un punto certo di partenza della persona scomparsa, cercando di intervenire entro le 12/24 ore sia per non perdere le tracce odorose, sia perché sarebbe ridotto il rischio di un inquinamento olfattivo. Possedere un indumento dello scomparso rende più specifica la ricerca permettendo al cane di cercare in particolare l’odore di “quella” persona dispersa. In questo caso si utilizzerà una sola unità cinofila. Oppure possiamo adottare una ricerca sistematica trasversale (a scovo-teleolfatto) utilizzando più unità cinofile contemporaneamente in modo da coprire una vasta aria di ricerca. Il cane a ritrovamento avvenuto segnalerà al proprio conduttore abbaiando in modo continuo e reiterato oppure abbaiando in modo diverso a seconda della posizione distesa o seduta della persona. Caratteristica importante è la tempistica d’intervento, una volta che l'unità cinofila è sul luogo della ricerca, devono essere seguite alcune procedure per assicurare il migliore risultato. 1. E’ fondamentale pianificare l’area di ricerca suddividendola su mappe topografiche. 2. Limitare il numero di persone presenti per evitare un inquinamento olfattivo. 3. Permettere al conduttore di organizzare e condurre la ricerca senza interferenze. 4. Se la ricerca è su una vasta area, dovrebbero essere coinvolte più unità. 5. Radunare quante più informazioni possibili necessarie, per fornire al cane la migliore opportunità di localizzare l’odore, una ricerca non consiste solo nel semplice vagare, lasciando che il cane annusi a caso l’area. 6. Valutare attentamente e tenere sempre sotto controllo velocità dell’aria, umidità, temperatura e pressione atmosferica. Le unità operative devono inoltre garantire un costante grado di preparazione ed affidabilità superando test periodici. RRU Ricerca di resti umani Negli ultimi decenni i progressi tecnologici hanno messo a disposizione della polizia molti strumenti sofisticati per la ricerca di cadaveri come detector, radar, sensori elettromagnetici e sensori biologici ma con scarsi risultati. Attualmente i cani da ricerca sono il miglior strumento conosciuto per questo lavoro spiacevole ma necessario. Nel 1974 fu addestrato il primo CANE DA CADAVERE appartenente al dipartimento di polizia di New York, da allora anche Olanda e Inghilterra vantano numerose unità cinofile, mentre in Italia l’impiego di questo tipo di unità è ancora in fase emergente. Questo anche perché la complessità della materia richiede tempi d’addestramento molto lunghi e meticolosi e quindi spese altrettanto sostanziose. Un conduttore che si specializza nella ricerca di resti umani, deve conoscere nozioni base di anatomia umana, tempi di decomposizione dei cadaveri, tipo di suolo, temperatura, attività degli animali che si nutrono di carogne, presenza di acqua. Altro aspetto importante e fondamentale per la formazione di un’unità cinofila qualificata è senza dubbio la selezione del cane che include la verifica non solo della motivazione dell’animale, ma anche della sua attrazione o avversione all’odore di resti umani. Esattamente come per i potenziali colleghi umani, non tutti i cani sono portati per la ricerca di cadaveri. I cani possono essere addestrati a ricercare e distinguere cadaveri e resti umani molto tempo dopo la morte, nonostante la sepoltura o il tentativo di occultamento, distinguendo dove necessario, resti umani da resti animali. Il problema principale da affrontare è cosa utilizzare come materiale odoroso, attualmente in Italia è costituito da carne di maiale, acido isobutrico o altri sostituti chimici come cadaverina e putridina ed eccezionalmente anche indumenti recuperati da cadaveri una volta rilasciati dall'autorità giudiziaria. Le simulazioni comprendono ricerche di corpi occultati, seppelliti, in acqua, in veicoli, vengono utilizzati maialini di varie taglie in vari stadi di decomposizione da qualche giorno a qualche mese. Anche per l'addestramento alla ricerca di persone annegate vengono utilizzate parti di maiale legati in fondo ad un corso d’acqua per farne poi ricercare l’odore in superficie controvento. Successivamente verranno inseriti elementi di disturbo come rifiuti, cibo e carogne di animali. Verranno inserite anche varianti relative alla ricerca di corpi a seguito d’incendi, disastri aerei o esplosioni bruciando la carne con legno, benzina o cherosene aereo. I cani segnaleranno il ritrovamento con atteggiamenti passivi tipo sedersi oppure abbaiando. Per onor di cronaca in questo momento in Italia l’unica Unità cinofila R.R.U. è formata da 5 labrador e gli ideatori di questa speciale squadra sono alcuni volontari della protezione civile di Milano e il vice direttore del Laboratorio di Antropologia Forense di Milano. In questi ultimi anni la squadra R.R.U. è stata impiegata, su disposizione della magistratura a sostegno delle forze dell’ordine per la ricerca delle vittime delle “bestie di satana” a Somma Lombardo (VA) e presso il passo del Vivione dove sono stati scoperti i resti dei coniugi Donegani. PAGINA 4ESPERIENZA PERSONALE RICERCA SU MACERIE IN PROTEZIONE CIVILE Quando presi Margot non sapevo esattamente quale disciplina cinofila avrei scelto, ma indubbiamente volevo lavorare, fare qualche cosa insieme a lei e magari qualche cosa che potesse aiutare anche gli altri. Così frequentando un corso di educazione di base (poi interrotto a causa di metodi d’addestramento violenti e traumatici) entrai nel corpo volontari della protezione civile per diventare unità cinofile ricerca di persone sepolte sotto le macerie. Nei primi periodi assistevo all’esercitazione delle unità cinofile già operative e fungevo da figurante. In seguito abbiamo cominciato a lavorare sull’obbedienza (seduto, terra, condotta), sullo sforzo fisico (passaggi stretti, scale ripide, passerelle) sulla cassa di Enzler (la penetrazione, l’abbaio, il raspare) sui cubi di legno (marcaggio del proprietario e poi del figurante). All’inizio in posti chiusi o circoscritti poi in zone più ampie come cascine diroccate ed infine sulle macerie vere e proprie. L’attività mi piaceva molto, Margot aveva circa un anno e per lei tutto era un gioco e proprio giocando si è scoperta la sua propensione verso gli odori d’animali in decomposizione. Un giorno lavorando sulle macerie notai che Margot era fortemente focalizzata in un pozzo che in quel momento era vuoto non prendendo in considerazione il nascondiglio che ospitava il figurante; scoprimmo poi, che in quel pozzo c’erano resti di un maiale utilizzato in precedenza per le unità di RRU. Cominciai perciò a seguire con interesse anche questo tipo di ricerca limitandomi inizialmente ad assistere all’addestramento ed alle simulazioni. Purtroppo la mia esperienza in questo ramo s’interruppe bruscamente, a causa di un nuovo regolamento interno fui costretta a rinunciare dopo circa 10 mesi d’attività perché la displasia di Margot sembrava non essere compatibile con l’attività di ricerca.
CONCLUSIONI L’olfatto ovvero il senso principe del cane è, senza ombra di dubbio, uno strumento insostituibile per tutte le attività di ricerca descritte. Non avendo alcun problema nel riconoscimento degli odori, il vero problema consiste nell’insegnare al cane a selezionare l’odore che si desidera. Ma quante delle persone che lavorano nell’addestramento dei cani da ricerca, hanno oggi le conoscenze appropriate per poter svolgere un lavoro così importante? Quando decisi di iniziare a lavorare con Margot, non avevo nessuna nozione teorica a riguardo ed ora mi sembra logico chiedermi come sia possibile formare un binomio operativo ed efficiente quando il conduttore ha una scarsa conoscenza dell’etologia del cane? Quando non ha nemmeno un’idea di quali sono le capacità e le caratteristiche olfattive del suo compagno? Quando non sa nemmeno cos’è la motivazione e non conosce le caratteristiche caratteriali di un cane adatto alla ricerca? Se tutte queste basilari ed importanti nozioni mancano ad un aspirante conduttore come può crearsi un’unità cinofila di ricerca su macerie e RRU degna di tale importanza? Credo che la cultura cinofila in Italia nel campo della ricerca è ancora anni luce lontana da quella degli altri paesi esteri, voglio essere però ottimista e credo che le cose miglioreranno, ci vorrà del tempo, ma sempre più persone hanno la voglia e la volontà di conoscere a fondo e sotto qualunque aspetto quella massa di peli che gironzola per casa. Oggi Margot la vedo con occhi diversi, nonostante un trascorso pieno d’errori e mancanze oggi posso dire di aver recuperato uno splendido rapporto di lealtà, cooperazione, rispetto e gioia di lavorare insieme l’una accanto all’altra, coscienziosa di tutte le attività che posso svolgere con lei e aperta a tutto quello che Margot saprà darmi. Un omaggio doveroso a SUE mia musa ispiratrice unica e insostituibile …. se fosse con me oggi avrei certamente capito i buffi comportamenti “annusando l’aria sempre di corsa” e sarei rimasta lì a contemplarli e pensando che la natura ha dotato i nostri amici a quatto zampe di un SENSO STRAORDINARIO….L’OLFATTO. |
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